Due diverse ricerche di Bankitalia passano ai raggi x la scuola italiana. La prima è dedicata ai divari territoriali di rendimento degli studenti, l'altra agli insegnanti la cui attuale condizione, secondo questo studio, influisce spesso negativamente sulla qualità del sistema educativo.
Per conto di chi? Niente meno che per il Ministero della Pubblica Istruzione, a sottolineare lo stretto connubio tra politica scolastica e politica economica. Alleanza, peraltro, rafforzata dalla nomina alla guida dell'INVALSI (Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione e Formazione) di un economista come Piero Cipollone, proveniente dall'ufficio studi della Banca d'Italia.
Ora, qualcuno mi spieghi che cosa ha in comune Bankitalia che si occupa di politica monetaria e di informazioni prettamente finanziarie con la Scuola che si occupa di insegnamento, psicologia dell’età evolutiva, pedagogia, stili di apprendimento, didattica, valutazione… qualcuno mi spieghi come mai ne emerge una fotografia che rafforza l’immagine disastrosa che certa stampa ha provveduto ad alimentare…qualcuno mi spieghi perché nel momento in cui la nostra ministra lesina risorse economiche e umane alla scuola spunta fuori, con abile mossa di prestidigitazione, uno studio che scarica le colpe sugli insegnanti!
Così, se la scuola pubblica va male ed i risultati sono insoddisfacenti non è colpa dei tagli indiscriminati che, ad ogni finanziaria, si abbattono su di essa, ma di una classe docente vecchia, impreparata, con scarsa motivazione ed attaccamento al lavoro. Addirittura, la colpa della mancanza di qualità è attribuita a quei docenti che si spostano da una scuola all’altra, non garantendo un’adeguata continuità educativa e didattica.
Mio Dio, perdonali perché non sanno di cosa cianciano. Lo sanno i ricercatori di Bankitalia che gli insegnanti frustrati, demotivati e stanchi sono perlopiù precari annuali che militano nella scuola da 15-20 anni? Lo sanno che la mobilità forzata è dovuta al continuo taglio delle cattedre e dei posti di lavoro che spariscono inghiottiti dalla finanziaria di turno?
Non hanno dovuto mai alzarsi al’alba e fare i pendolari dell’istruzione da una regione all’altra, non hanno dovuto mai accettare un incarico in capo al mondo ringraziando la buona sorte per una cattedra anche incompleta, non hanno dovuto mai stabilirsi lontani da casa, sacrificando una parte dello stipendio per “formarsi”…eh già, perché questo non emerge dallo studio di Bankitalia..quanto investiamo, ogni anno, per aggiornarci, per stare al passo con i tempi…che se anche non volessimo farlo per pigrizia intellettuale, saremmo comunque costretti a farlo per poter comprendere ed affrontare quella umanità in continua evoluzione che sono i nostri allievi.
Personalmente, spendo talmente tanto per libri e corsi di formazione universitari, che mi sento offesa da una generalizzazione così pretestuosa, ma questo non mi esime dal porre sul tappeto una questione assai scottante. È mai possibile che il destino e l’immagine dei docenti debba essere, una volta di più, data in pasto all’opinione pubblica sulla base di una ricerca i cui committenti hanno a cuore più il contenimento della spesa pubblica che l’investimento sulla formazione e l’istruzione? Intanto…da settembre ci saranno 140000 insegnanti disoccupati, le classi strapiene a rischio sicurezza, ragazzi diversamente abili senza sostegno, orario scolastico ridotto…lo sapevo che la Gelmini mi avrebbe delusa!
La “cura del cavallo” la definisce la ministra della Pubblica Istruzione Maria Grazia Gelmini. Io preferisco definirla la “MATTANZA”! Sto parlando del piano di riorganizzazione della scuola messo a punto dal governo nel decreto legge 112/2008, meglio noto come «manovra d'estate».
Questi i numeri presentati nella manovra finanziaria: una riduzione di 70mila cattedre e 40mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico, ausiliario), tagli che si aggiungono ai 47mila già previsti dalla manovra del Governo Prodi. Le proiezioni nell’immediato futuro? Questa raffica di tagli alla scuola porterà in quattro anni alla scomparsa di 130mila posti di lavoro entro il 2012.. Insomma, se Fioroni ha usato la tecnica del cacciavite,
Per
I tagli maggiori li subirà la scuola primaria, proprio quella per cui il Presidente Napolitano ha avuto parole di elogio recentemente. D’altra parte che la scuola primaria sia uno dei punti di forza dell’istruzione italiana lo confermano anche i test Ocse-Pisa: il nostro modello di scuola avvalendosi di più tipologie di maestri ed attività, svolte in molti casi nel tempo pieno, raggiunge da anni risultati altissimi.
Ma, a quanto pare, questo è “rimbalzato” alla Gelmini, più attenta a far quadrare i conti che alla vera qualità formativa della scuola.

Non hanno un cazzo da fare queste parlamentari e cianciano del nulla per darsi un tono ed una importanza che non hanno. Ora, con tutti i problemi che gravano sulla scuola, con la scure della finanziaria che, una volta di più, si è abbattuta sugli organici, con il precari liquidati come un problema irrisolvibile, con l’aumento fino a 33 di alunni per classe, con i tagli alle risorse che si annunciano drastici e definitivi…beh, con quello che sta succedendo…ecco che appare l’illuminata di turno, certa Gabriella Giammanco, trentunenne parlamentare del Popolo delle Libertà, che siede tra i banchi della commissione cultura a Montecitorio!
La giovane pulzella, ignara che la scuola ha fatto un suo percorso di crescita negli anni, rivendica la necessità di tornare al vecchio, caro grembiulino. Eh già, tutti in uniforme, irrigiditi prematuramente in un ruolo, tutti uguali e magari non pensanti…che a quello ci pensano già le tv berlusconiane con i palinsesti studiati per ridurre in pappa il cervello!
Cioè, voglio dire…il grembiule di centenaria memoria, quello che indossavo io da ragazzina… magari con il fiocco azzurro e rosa a distinguere ben bene i maschi dalle femmine…magari poi faremo classi di soli maschi e classi di sole femmine…potremmo anche tornare ai nastri tricolori, ai premi e alla bella copia…si potrebbe tornare ai banchi di legno, al pennino intinto nell’inchiostro, alla scuola nello stile di De Amicis.
E non mi si venga a dire che il grembiule è necessario…ho sentito tutte le cazzate in merito e, come insegnante, dissento: i bambini ed i ragazzi non lo amano affatto, non impedisce che ci si sporchi, non “copre” le differenze di vestiario…eh già, esistono sia grembiuli comprati sulle bancarelle dei mercati, sia quelli “ereditati” da fratelli o sorelle più grandi, sia quelli con la griffe bene in mostra…a sancire le differenze!
Il problema è che la ministra Gelmini ha subito caldeggiato la proposta…come dire…povera scuola pubblica in mano ai conservatori più beceri!
Dopo aver sudato le classiche sette camicie per le ventilate ipotesi di Aprea, Formigoni, Prestigiacomo e Bondi in veste di ministro della Pubblica Istruzione...e, dopo aver tirato un inevitabile sospiro di sollievo, per lo scampato pericolo (...ma io continuo a tenere le dita incrociate per scaramanzia)...nell'ambiente si fa insistente la voce secondo la quale nuovo, giovane Ministro dell'Istruzione sarà Mariagrazia Gelmini.
Ho rintracciato in rete questo suo intervento...ad una prima veloce lettura mi pare una cultrice della meritocrazia...esprimerò la mia opinione se e quando verrà nominata!
http://www.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/15PDL0040980.pdf
Sì, perché il ritorno al passato fioroniano ci condurrà anche a questo…ad imporre l’assetto formale di una scuola pensata e voluta sulla base di senili reminiscenze ( che a scrivere cazzate mi sembrava troppo irriguardoso!). Gli esami di riparazione sono quanto di più anacronisitico si potesse pensare. Non risolvono i problemi e non aggiungono qualità al sistema di istruzione.
Lo intuì, nel 1995, il ministro D’Onofrio che sostituì alla beffa degli esami settembrini il sistema dei debiti e dei crediti formativi. Perché, diciamocelo, gli studenti rimandati a settembre non è che colmassero davvero le lacune accumulate durante l’anno scolastico e la maggior parte dei ripetenti si presentava a sbrigare la formalità dell’esame avendo appena aperto i libri.
Anche il sistema donofriano si è rivelata una bufala. Insomma, chi bazzica nella scuola sa bene come si svolgono i corsi di recupero dei debiti formativi. Essendo per la scuola tempo di vacche magre, si è finito per ridurre questi corsi a sei/dieci ore annuali, una “rogna” inevitabile e inutile per gli studenti e una formalità burocratica per i docenti. Nessuna possibilità di recupero effettivo, ma l’applicazione sterile e inefficace di una legge che ha smesso di essere considerata per quello che, nella sostanza, essa voleva essere: un’opportunità formativa aggiuntiva che aiutasse gli studenti più deboli e meno preparati.
E allora che cosa si pensa di ottenere riesumando gli esami di riparazione? Se proprio giro di vite doveva essere, bastava rendere efficace il sistema dei recuperi debiti o no? Tra l’altro, volendo fare i conti della serva, da dove sbucherebbero fuori i soldi per sostenere questa impresa? Stiamo parlando di un sistema, quello scolastico, dove tagli e riduzioni sono così all’ordine del giorno che, ormai, non sollevano quasi nemmeno più obiezioni o reazioni esagerate.
Personalmente ritengo inefficace questo ritorno al passato. L’intervento, più coraggioso e intelligente, va fatto investendo sulla qualità della scuola perché i nostri ragazzi hanno diritto ad insegnanti motivati e al passo con i tempi, che sappiano entusiasmarli e coinvolgerli…c’è un potenziale umano incredibile nelle nostre scuole e non si investe su di esso…rimotiviamo i docenti, diamo loro la possibilità di esercitare la propria professione con il piacere e la voglia di “esserci”…offriamo ai ragazzi una scuola aperta e libera, dove apprendere assume il significato portante di crescita personale ed umana.
Non so cosa stia succedendo, ma avverto, nella scuola, un’aria di rigore estremo, un desiderio di inflessibilità e di severità di altri tempi, come se recuperare la disciplina e “incatenare” alunni e docenti con regole e norme restrittive, restituisse alle istituzioni scolastiche la dignità e il prestigio che hanno perso nel tempo.
L’intransigenza con cui Fioroni ha parlato ai media prospettando una scuola più attenta ai contenuti fa da contrasto con il libricino che le insegnanti hanno ricevuto all’inizio dell’anno scolastico. Nella lettera introduttiva alle Nuove Indicazioni, il ministro sottolinea l’unicità e l’irripetibilità di ogni alunno/a, richiama il ruolo sinergico di scuola e famiglia nell’educazione dei ragazzi, specifica che la scuola istruisce ed educa nel contempo e che la sua azione formativa deve essere attuata in concorso con le altre agenzie educative del territorio di appartenenza.
Per assolvere al suo compito istituzionale la scuola deve fornire una base culturale solida perché le competenze acquisite, in un panorama complesso e in continuo mutamento come il nostro, diventano subito obsolete. Non sono d’accordo a riguardo. Esistono competenze che è necessario ognuno di noi acquisisca, soprattutto le nuove generazioni…l’apertura mentale verso il nuovo e l’insolito, la capacità di adattamento e trasformazione, la capacità di gestire la complessità, l’acquisizione di uno spirito critico e di un pensiero divergente, l’accettazione dell’altro e della sua diversità…è un indispensabile corredo per cavalcare l’onda tumultuosa del presente e avere una chance in più per affrontare l’incognita del futuro.
È assurdo puntare su una cultura salda perché, in realtà, è proprio il patrimonio di conoscenze che possediamo ad essere ingestibile. La mole di informazioni da cui ogni giorno siamo travolti ne è la prova. Chi di noi non ha una strana sensazione di indeterminatezza e incompiutezza di fronte all’ardua prova di essere sempre e comunque aggiornati? Una visione d’insieme nitida e chiara non è possibile perché troppo grandioso è il disegno per poterne scorgere le particolarità.
E comunque, uno sguardo al passato è d’obbligo per poter coltivare la memoria delle future generazioni. Ma anche in questi casi non è il contenuto nudo e crudo a garantirci il ricordo, ma l’approccio e il metodo che si adotta nel volgere lo sguardo verso i grandi eventi del passato. La cittadinanza e l’orgoglio patrio nascono così, ma non devono diventare muri dietro i quali si nasconde l’insidia dell’intolleranza e dell’odio. L’apertura verso il prossimo, l’accoglienza e la capacità di integrazione del diverso sono indispensabili perché, che ci piaccia o no, dobbiamo puntare in questa direzione, costruendo un mondo possibile e vivibile per tutti.
Ora, con tutto quello che bolle in pentola, capita che i dirigenti scolastici pensino che sia saggio “dare un giro di vite”…e quindi...giù con direttive restrittive. Forse hanno confuso il ruolo dirigenziale che hanno con la funzione di controllori e garanti dell’ordine pubblico…quindi, via telefonini, censura sull’abbigliamento, attenzione esagerata all’aspetto formale-burocratico…anche in questo caso sono contraria!
Irrigidirsi su posizioni di questo genere crea contrapposizione e limita la possibilità di dialogo. Forse è il caso di motivarli questi ragazzi, di accorciare le distanze avvicinandoci realmente al loro mondo…che è diverso dal nostro…è colore, allegria, musica, immagini, tecnologia…e noi, pretenziosi parrucconi che vogliamo spacciare loro la nostra polverosa cultura!

La storia ormai è nota: in un istituto superiore lombardo alcuni studenti hanno insultato e picchiato un coetaneo Down, filmando la scena e poi scaricandola tra i video di Google, alla voce “video divertenti”.
Quando, per fare un esempio, importiamo dal Giappone un gioco in cui è possibile seppellire una bambina…