Due diverse ricerche di Bankitalia passano ai raggi x la scuola italiana. La prima è dedicata ai divari territoriali di rendimento degli studenti, l'altra agli insegnanti la cui attuale condizione, secondo questo studio, influisce spesso negativamente sulla qualità del sistema educativo.
Per conto di chi? Niente meno che per il Ministero della Pubblica Istruzione, a sottolineare lo stretto connubio tra politica scolastica e politica economica. Alleanza, peraltro, rafforzata dalla nomina alla guida dell'INVALSI (Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione e Formazione) di un economista come Piero Cipollone, proveniente dall'ufficio studi della Banca d'Italia.
Ora, qualcuno mi spieghi che cosa ha in comune Bankitalia che si occupa di politica monetaria e di informazioni prettamente finanziarie con la Scuola che si occupa di insegnamento, psicologia dell’età evolutiva, pedagogia, stili di apprendimento, didattica, valutazione… qualcuno mi spieghi come mai ne emerge una fotografia che rafforza l’immagine disastrosa che certa stampa ha provveduto ad alimentare…qualcuno mi spieghi perché nel momento in cui la nostra ministra lesina risorse economiche e umane alla scuola spunta fuori, con abile mossa di prestidigitazione, uno studio che scarica le colpe sugli insegnanti!
Così, se la scuola pubblica va male ed i risultati sono insoddisfacenti non è colpa dei tagli indiscriminati che, ad ogni finanziaria, si abbattono su di essa, ma di una classe docente vecchia, impreparata, con scarsa motivazione ed attaccamento al lavoro. Addirittura, la colpa della mancanza di qualità è attribuita a quei docenti che si spostano da una scuola all’altra, non garantendo un’adeguata continuità educativa e didattica.
Mio Dio, perdonali perché non sanno di cosa cianciano. Lo sanno i ricercatori di Bankitalia che gli insegnanti frustrati, demotivati e stanchi sono perlopiù precari annuali che militano nella scuola da 15-20 anni? Lo sanno che la mobilità forzata è dovuta al continuo taglio delle cattedre e dei posti di lavoro che spariscono inghiottiti dalla finanziaria di turno?
Non hanno dovuto mai alzarsi al’alba e fare i pendolari dell’istruzione da una regione all’altra, non hanno dovuto mai accettare un incarico in capo al mondo ringraziando la buona sorte per una cattedra anche incompleta, non hanno dovuto mai stabilirsi lontani da casa, sacrificando una parte dello stipendio per “formarsi”…eh già, perché questo non emerge dallo studio di Bankitalia..quanto investiamo, ogni anno, per aggiornarci, per stare al passo con i tempi…che se anche non volessimo farlo per pigrizia intellettuale, saremmo comunque costretti a farlo per poter comprendere ed affrontare quella umanità in continua evoluzione che sono i nostri allievi.
Personalmente, spendo talmente tanto per libri e corsi di formazione universitari, che mi sento offesa da una generalizzazione così pretestuosa, ma questo non mi esime dal porre sul tappeto una questione assai scottante. È mai possibile che il destino e l’immagine dei docenti debba essere, una volta di più, data in pasto all’opinione pubblica sulla base di una ricerca i cui committenti hanno a cuore più il contenimento della spesa pubblica che l’investimento sulla formazione e l’istruzione? Intanto…da settembre ci saranno 140000 insegnanti disoccupati, le classi strapiene a rischio sicurezza, ragazzi diversamente abili senza sostegno, orario scolastico ridotto…lo sapevo che la Gelmini mi avrebbe delusa!
La “cura del cavallo” la definisce la ministra della Pubblica Istruzione Maria Grazia Gelmini. Io preferisco definirla la “MATTANZA”! Sto parlando del piano di riorganizzazione della scuola messo a punto dal governo nel decreto legge 112/2008, meglio noto come «manovra d'estate».
Questi i numeri presentati nella manovra finanziaria: una riduzione di 70mila cattedre e 40mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico, ausiliario), tagli che si aggiungono ai 47mila già previsti dalla manovra del Governo Prodi. Le proiezioni nell’immediato futuro? Questa raffica di tagli alla scuola porterà in quattro anni alla scomparsa di 130mila posti di lavoro entro il 2012.. Insomma, se Fioroni ha usato la tecnica del cacciavite,
Per
I tagli maggiori li subirà la scuola primaria, proprio quella per cui il Presidente Napolitano ha avuto parole di elogio recentemente. D’altra parte che la scuola primaria sia uno dei punti di forza dell’istruzione italiana lo confermano anche i test Ocse-Pisa: il nostro modello di scuola avvalendosi di più tipologie di maestri ed attività, svolte in molti casi nel tempo pieno, raggiunge da anni risultati altissimi.
Ma, a quanto pare, questo è “rimbalzato” alla Gelmini, più attenta a far quadrare i conti che alla vera qualità formativa della scuola.

Non hanno un cazzo da fare queste parlamentari e cianciano del nulla per darsi un tono ed una importanza che non hanno. Ora, con tutti i problemi che gravano sulla scuola, con la scure della finanziaria che, una volta di più, si è abbattuta sugli organici, con il precari liquidati come un problema irrisolvibile, con l’aumento fino a 33 di alunni per classe, con i tagli alle risorse che si annunciano drastici e definitivi…beh, con quello che sta succedendo…ecco che appare l’illuminata di turno, certa Gabriella Giammanco, trentunenne parlamentare del Popolo delle Libertà, che siede tra i banchi della commissione cultura a Montecitorio!
La giovane pulzella, ignara che la scuola ha fatto un suo percorso di crescita negli anni, rivendica la necessità di tornare al vecchio, caro grembiulino. Eh già, tutti in uniforme, irrigiditi prematuramente in un ruolo, tutti uguali e magari non pensanti…che a quello ci pensano già le tv berlusconiane con i palinsesti studiati per ridurre in pappa il cervello!
Cioè, voglio dire…il grembiule di centenaria memoria, quello che indossavo io da ragazzina… magari con il fiocco azzurro e rosa a distinguere ben bene i maschi dalle femmine…magari poi faremo classi di soli maschi e classi di sole femmine…potremmo anche tornare ai nastri tricolori, ai premi e alla bella copia…si potrebbe tornare ai banchi di legno, al pennino intinto nell’inchiostro, alla scuola nello stile di De Amicis.
E non mi si venga a dire che il grembiule è necessario…ho sentito tutte le cazzate in merito e, come insegnante, dissento: i bambini ed i ragazzi non lo amano affatto, non impedisce che ci si sporchi, non “copre” le differenze di vestiario…eh già, esistono sia grembiuli comprati sulle bancarelle dei mercati, sia quelli “ereditati” da fratelli o sorelle più grandi, sia quelli con la griffe bene in mostra…a sancire le differenze!
Il problema è che la ministra Gelmini ha subito caldeggiato la proposta…come dire…povera scuola pubblica in mano ai conservatori più beceri!
Dopo aver sudato le classiche sette camicie per le ventilate ipotesi di Aprea, Formigoni, Prestigiacomo e Bondi in veste di ministro della Pubblica Istruzione...e, dopo aver tirato un inevitabile sospiro di sollievo, per lo scampato pericolo (...ma io continuo a tenere le dita incrociate per scaramanzia)...nell'ambiente si fa insistente la voce secondo la quale nuovo, giovane Ministro dell'Istruzione sarà Mariagrazia Gelmini.
Ho rintracciato in rete questo suo intervento...ad una prima veloce lettura mi pare una cultrice della meritocrazia...esprimerò la mia opinione se e quando verrà nominata!
http://www.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/15PDL0040980.pdf
Muri per dividere, isolare, rinchiudere, emarginare. Succede a Padova, in una scuola elementare. Il plesso scolastico ospita, da ben 14 anni, sia la scuola primaria che il Centro Territoriale Permanente. Ora il fatto che ha sollevato l’ira funesta dei genitori e ha indotto la dirigente scolastica a prendere la decisione di far costruire un muro nella propria scuola, è tanto assurdo quanto è deprecabile il provvedimento messo in atto.
Un giovane cingalese di 18 anni ha fotografato un bambino di seconda che giocava in cortile. Voleva mandare a casa quelle foto, ha poi spiegato piangendo alla polizia che è prontamente intervenuta, far saper alla propria famiglia come era il Paese che lo accoglieva. È stata un equivoco generato dall’ingenuità di un ragazzino che voleva rassicurare mamma e papà, mandando loro immagini di ordinaria quotidianità…un bambino che gioca nel cortile della propria scuola!
Di certo non sapeva che esistono leggi sulla privacy che impediscono di “rubare” l’immagine altrui e di servirsene, ma soprattutto, non sapeva che in Italia si vive nel terrore di rapimenti, stupri, violenze di ogni genere e che, nell’immaginario collettivo, si associa un alone negativo a qualsiasi straniero viva sul nostro territorio. Perché di questo si tratta…della paura della gente e della logica perversa secondo la quale se di qualcuno dobbiamo dubitare è di chi è diverso da noi. La E chi è più diverso di un straniero?
Ora, voglio anche giustificare l’allarmismo dei genitori, ma quello che proprio non mi va giù è il modo con cui la Dirigente Scolastica ha affrontato il problema. Una volta accertato che l’episodio non era lesivo per nessuno e che non c’era alcun presupposto per allarmarsi, perché far erigere un muro nella propria scuola? L’eccesso di cautela non è una giustificazione. La scuola è promotrice di valori fondanti come quello dell’accettazione del diverso da sé, dell’accoglienza, dell’integrazione, della tolleranza. Quale messaggio ha dato questa Dirigente? Avrebbe dovuto tranquillizzare quelle mamme e quei papà, sottolineare che la condivisione di spazi tra bambini e ragazzi non è una scelta dell’ultima ora, ma una esigenza che va incontro a richieste educative e formative importanti, assicurare a tutti che la convivenza tra “diversi” può essere occasione di crescita e di confronto, organizzare i tempi e gli spazi in funzione delle diverse esigenze degli utenti…che sono sia gli alunni della scuola primaria che i ragazzi del CTP!
Troppo vivaci, impulsivi, disattenti, esibizionisti e maleducati. Non stanno mai fermi, toccano tutto, si dimenano continuamente, danno fastidio ai compagni. Non si concentrano che per pochi minuti e non riescono a svolgere i compiti assegnati”.
Di fronte a simili comportamenti “esuberanti”, i docenti si trovano in grosse difficoltà perché, essendo difficile contenere l’iperattività di questi alunni, si innescano, nella classe, delle dinamiche che coinvolgono tutto il gruppo dei coetanei. Gli stessi genitori sono preoccupati e frustrati dal fallimento di ricondurre il bambino ad una condotta più consona. Richiamare, sgridare, stimolare il bambino non serve a volte. È in quel momento che bisogna porsi una precisa domanda: questo bambino ha un deficit nei meccanismi di controllo dell’attenzione che determina l’insufficiente controllo dell’attività motoria o è semplicemente un bambino particolarmente irrequieto?
La sindrome conosciuta come “Disturbo da deficit di attenzione con iperattività” (ADHD nella letteratura anglosassone; DDAI, in Italia) è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Non è, quindi, una fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è il risultato di una disciplina educativa inefficace, non è un problema legato all’aggressività del bambino. L’età media di insorgenza del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è compresa tra i 3 e i 4 anni, ma ha un’incidenza più elevata nell’ultimo anno della scuola dell’infanzia e nelle prime classi della scuola primaria. In realtà, ci sono delle difficoltà oggettive nel valutare le capacità attentive ed i livelli di iperattività e impulsività individuali, tanto che si sono costituiti dei movimenti di opinione che contestano fortemente i protocolli per la diagnosi e la cura dell’ADHD, elaborati dal Comitato Scientifico dell’ Istituto Superiore di Sanità.
Il dibattito sull’ADHD è piuttosto acceso e lascia ancora molti interrogativi aperti. Da una parte, chi sostiene che l’ADHD sia un disturbo psichiatrico eterogeneo e complesso, multifattoriale, associabile a disturbi più diffusi della condotta, d’ansia e d’umore e disturbi oppositivo-provocatorio; dall’altra, chi, pur riconoscendo che vi sono bambini che manifestano una esasperata iperattività, disattenzione e difficoltà di apprendimento, trovano che racchiudere tutti i casi in un’unica categoria nosologica sia piuttosto azzardato. Troppo lungo sarebbe addentrarsi nei meandri della polemica in corso. Ognuna delle due parti ha argomentazioni convincenti che varrebbe la pena approfondire.
A tale proposito si segnalano due siti, ognuno sostenitore di una delle due tesi:
È il sito dell’ A.I.F.A Associazione Italiana Famiglie ADHD
È un’associazione che non ha scopo di lucro e persegue finalità di solidarietà sociale, di istruzione e divulgazione scientifica nel campo dei disturbi dell’attenzione e dell’iperattività che si esprimono nel progetto ADHD “Parents for Parents”, genitori che aiutano altri genitori.
La campagna “Giù le mani dai bambini”, si ispira ai più elementari principi per la difesa dei diritti del fanciullo e dell'adolescente, che sono certamente il ricevere una cura adeguata, ma altresì il non essere sottoposti ad alcuna cura farmacologica a base di psicofarmaci se non realmente necessaria.
Non è mia intenzione alimentare una polemica a distanza. Non solo non ne trovo l’’utilità, ma credo sia inopportuna. Tuttavia, credo che una risposta articolata sia necessaria visto che il mio post “Ritorno al passato” è stato oggetto di discussione sul blog “Dieci minuti di intervallo”.
La prof, ha trovato il mio post sublogfriends e poi, di rimando, è arrivata nel mio blog. In quel blog, avevo titolato il post “Ridatemi
Quel titolo era un modo provocatorio per attirare l’attenzione su un problema che, a mio avviso, è sotto gli occhi di tutti. Il Ministero dell’Istruzione è, da anni, in mano a ministri che non hanno una politica orientata alla continuità e alla crescita dell’istituzione scolastica e che subiscono ( e ci fanno subire!) ogni tipo di taglio e riduzione ad ogni nuova finanziaria. Non lo trovo “sano” perché cancellare tout court quello che è stato precedentemente elaborato, comporta un ripartire ogni volta dall’inizio. Questo tipo di atteggiamento non risolve i problemi, ormai annosi, della scuola pubblica e fa sì che, invece, si aggirino le questioni fornendo false soluzioni…palliativi, insomma!
Sono convinta che gli esami di riparazione siano un grosso errore: non aggiungono qualità alla scuola, non incidono sul tasso di dispersione scolastica, non costituiscono un deterrente per studenti “pigri”. Affermo questo perché io mi sono formata proprio all’interno di quella scuola che aveva le tre opzioni…promossi, bocciati, ripetenti! Ebbene, c’era chi si presentava all’esame di riparazione totalmente impreparato, contando sulla buona sorte o sulla comprensione del professore di turno e c’era chi, invece, aveva studiato durante l’estate, facendo spendere un bel gruzzoletto alla famiglia per le “ripetizioni”…ripetizioni che alimentavano un mercato sommerso di insegnanti che “arrotondavano” lo stipendio in quel modo! In tutti e due i casi, la parentesi estiva di studio, non garantiva l’effettivo superamento delle lacune. Sappiamo che ci vuole tempo perché una conoscenza si consolidi e diventi abbastanza salda da poter permettere apprendimenti successivi!
In alternativa, il sistema dei debiti formativi, aveva introdotto questa novità…il debito avrebbe dovuto essere colmato durante l’anno con corsi specifici di recupero e/o consolidamento. La progressiva riduzione del fondo d’istituto ha reso impossibile organizzare questi corsi in maniera decente. Si è arrivati all’assurdo di averli solo sulla carta o di raffazzonarli per assolvere una formalità burocratica.
La prof sostiene che dal 1 al 10 settembre, giorno di apertura delle scuole, si potrebbero far sostenere gli esami visto che i docenti sono in servizio. Allora, mi chiedo, cosa ha impedito loro di svolgere finora delle attività orientate al recupero dei debiti formativi? Cosa c’è che non ha funzionato? Perché un sistema basato sugli esami avrebbe maggiore successo? E, soprattutto, perché mai una famiglia dovrebbe sobbarcarsi spese aggiuntive per colmare l’inefficacia del sistema di istruzione pubblico?
Vorrei rispondere anche a chi non trova equa una scuola che promuova tutti. Non lo è infatti, ma non lo è nemmeno una scuola che non sa essere propositiva e che si reclina su se stessa sperando che le soluzioni del passato, considerate superate e inefficaci nel 1995, possano essere oggi quelle che risanano un sistema cronicamente malato. Chi studia e fa il suo dovere di studente non deve preoccuparsi del compagno/a che è sfaticato ed è promosso lo stesso. Chi studia lo fa in prospettiva futura, ponendo le basi per il proprio progetto personale di vita. E non stiamo a cianciare che un esame prepara alla vita…chi diavolo può pensare di preparare un ragazzo a cosa l’aspetterà dopo la scuola, quando si accorgerà che il mondo del lavoro è una giungla impenetrabile in cui non contano le nozioni spicciole, ma la capacità di “sopravvivenza” e di adeguamento ad un sistema lavorativo che ti fagocita e poi ti risputa fuori con una disinvoltura crudele e brutale.
Come rimotivare un insegnante. Pagandolo di più. Questo è già un buon passo perché rende ai docenti la dignità professionale che uno stipendio esiguo gli toglie. Mi si potrà obiettare…e che la professionalità cresce proporzionalmente a quanto si viene pagati? No, tuttavia un contratto più equo ed una retribuzione migliore garantirebbe quella serenità e quel senso di stima di se stesso che ha abbandonato molti docenti. L’altro passo è quello di ripristinare il diritto-dovere alla formazione. Le conoscenze diventano obsolete così in fretta che una scuola basata sui solo contenuti delle discipline non ha senso e spessore. L’aggiornamento garantirebbe la “freschezza” e la “vitalità” degli insegnamenti, l’aderenza alla realtà territoriale, l’attenzione alle problematiche giovanili, una riflessione più attenta e mirata su cosa si possa fare, su quali strategie attivare, su quali interventi mettere in campo per ridurre il numero delle persone che non sono motivate allo studio. Questo intendo per offerta formativa qualificata...e anche di più, ma il discorso diventerebbe lungo in questo contesto specifico!
Lo so che le classi sono in soprannumero, che il tempo scuola è ridotto…che per i miracoli bisogna ancora attrezzarsi…e d’altra parte, non sono io a dover suggerire soluzioni…sguazzo anche io tra mille dubbi e perplessità, mi dibatto tra quello che va fatto e quello che sarebbe opportuno fare, tra ciò che è importante perché prescritto dai programmi e quello che è più importante perché più motivante per i ragazzi…l’unica cosa di cui sono sicura è che l’esame di riparazione è una sorta di “toppa” messa lì a rabberciare malamente un tessuto consunto.
Sì, perché il ritorno al passato fioroniano ci condurrà anche a questo…ad imporre l’assetto formale di una scuola pensata e voluta sulla base di senili reminiscenze ( che a scrivere cazzate mi sembrava troppo irriguardoso!). Gli esami di riparazione sono quanto di più anacronisitico si potesse pensare. Non risolvono i problemi e non aggiungono qualità al sistema di istruzione.
Lo intuì, nel 1995, il ministro D’Onofrio che sostituì alla beffa degli esami settembrini il sistema dei debiti e dei crediti formativi. Perché, diciamocelo, gli studenti rimandati a settembre non è che colmassero davvero le lacune accumulate durante l’anno scolastico e la maggior parte dei ripetenti si presentava a sbrigare la formalità dell’esame avendo appena aperto i libri.
Anche il sistema donofriano si è rivelata una bufala. Insomma, chi bazzica nella scuola sa bene come si svolgono i corsi di recupero dei debiti formativi. Essendo per la scuola tempo di vacche magre, si è finito per ridurre questi corsi a sei/dieci ore annuali, una “rogna” inevitabile e inutile per gli studenti e una formalità burocratica per i docenti. Nessuna possibilità di recupero effettivo, ma l’applicazione sterile e inefficace di una legge che ha smesso di essere considerata per quello che, nella sostanza, essa voleva essere: un’opportunità formativa aggiuntiva che aiutasse gli studenti più deboli e meno preparati.
E allora che cosa si pensa di ottenere riesumando gli esami di riparazione? Se proprio giro di vite doveva essere, bastava rendere efficace il sistema dei recuperi debiti o no? Tra l’altro, volendo fare i conti della serva, da dove sbucherebbero fuori i soldi per sostenere questa impresa? Stiamo parlando di un sistema, quello scolastico, dove tagli e riduzioni sono così all’ordine del giorno che, ormai, non sollevano quasi nemmeno più obiezioni o reazioni esagerate.
Personalmente ritengo inefficace questo ritorno al passato. L’intervento, più coraggioso e intelligente, va fatto investendo sulla qualità della scuola perché i nostri ragazzi hanno diritto ad insegnanti motivati e al passo con i tempi, che sappiano entusiasmarli e coinvolgerli…c’è un potenziale umano incredibile nelle nostre scuole e non si investe su di esso…rimotiviamo i docenti, diamo loro la possibilità di esercitare la propria professione con il piacere e la voglia di “esserci”…offriamo ai ragazzi una scuola aperta e libera, dove apprendere assume il significato portante di crescita personale ed umana.
Non so cosa stia succedendo, ma avverto, nella scuola, un’aria di rigore estremo, un desiderio di inflessibilità e di severità di altri tempi, come se recuperare la disciplina e “incatenare” alunni e docenti con regole e norme restrittive, restituisse alle istituzioni scolastiche la dignità e il prestigio che hanno perso nel tempo.
L’intransigenza con cui Fioroni ha parlato ai media prospettando una scuola più attenta ai contenuti fa da contrasto con il libricino che le insegnanti hanno ricevuto all’inizio dell’anno scolastico. Nella lettera introduttiva alle Nuove Indicazioni, il ministro sottolinea l’unicità e l’irripetibilità di ogni alunno/a, richiama il ruolo sinergico di scuola e famiglia nell’educazione dei ragazzi, specifica che la scuola istruisce ed educa nel contempo e che la sua azione formativa deve essere attuata in concorso con le altre agenzie educative del territorio di appartenenza.
Per assolvere al suo compito istituzionale la scuola deve fornire una base culturale solida perché le competenze acquisite, in un panorama complesso e in continuo mutamento come il nostro, diventano subito obsolete. Non sono d’accordo a riguardo. Esistono competenze che è necessario ognuno di noi acquisisca, soprattutto le nuove generazioni…l’apertura mentale verso il nuovo e l’insolito, la capacità di adattamento e trasformazione, la capacità di gestire la complessità, l’acquisizione di uno spirito critico e di un pensiero divergente, l’accettazione dell’altro e della sua diversità…è un indispensabile corredo per cavalcare l’onda tumultuosa del presente e avere una chance in più per affrontare l’incognita del futuro.
È assurdo puntare su una cultura salda perché, in realtà, è proprio il patrimonio di conoscenze che possediamo ad essere ingestibile. La mole di informazioni da cui ogni giorno siamo travolti ne è la prova. Chi di noi non ha una strana sensazione di indeterminatezza e incompiutezza di fronte all’ardua prova di essere sempre e comunque aggiornati? Una visione d’insieme nitida e chiara non è possibile perché troppo grandioso è il disegno per poterne scorgere le particolarità.
E comunque, uno sguardo al passato è d’obbligo per poter coltivare la memoria delle future generazioni. Ma anche in questi casi non è il contenuto nudo e crudo a garantirci il ricordo, ma l’approccio e il metodo che si adotta nel volgere lo sguardo verso i grandi eventi del passato. La cittadinanza e l’orgoglio patrio nascono così, ma non devono diventare muri dietro i quali si nasconde l’insidia dell’intolleranza e dell’odio. L’apertura verso il prossimo, l’accoglienza e la capacità di integrazione del diverso sono indispensabili perché, che ci piaccia o no, dobbiamo puntare in questa direzione, costruendo un mondo possibile e vivibile per tutti.
Ora, con tutto quello che bolle in pentola, capita che i dirigenti scolastici pensino che sia saggio “dare un giro di vite”…e quindi...giù con direttive restrittive. Forse hanno confuso il ruolo dirigenziale che hanno con la funzione di controllori e garanti dell’ordine pubblico…quindi, via telefonini, censura sull’abbigliamento, attenzione esagerata all’aspetto formale-burocratico…anche in questo caso sono contraria!
Irrigidirsi su posizioni di questo genere crea contrapposizione e limita la possibilità di dialogo. Forse è il caso di motivarli questi ragazzi, di accorciare le distanze avvicinandoci realmente al loro mondo…che è diverso dal nostro…è colore, allegria, musica, immagini, tecnologia…e noi, pretenziosi parrucconi che vogliamo spacciare loro la nostra polverosa cultura!
la coerenza occidentale
Di questi tempi i giornali come al solito pubblicano articoli su tutto ciò che accade nel mondo, e pure nel vicolo dietro casa, è difficile non farsi sfuggire nulla, per cui andiamo avanti a tentoni come sempre.
La notizia più grossa ultimamente è la condanna a morte di Saddam, e tutta la stantia dietrologia che ne sta seguendo, per fugare ogni dubbio io sono contro la pena capitale sempre, ma che sia una condanna giusta o sbagliata, non riporterà in vita nessuna vittima.
Stranamente, ma nemmeno troppo la posizione più equilibrata è quella della chiesa, sempre dello stesso segno e coerente con se stessa. E noi europei che per fortuna ci tiriamo fuori...
Con che fegato però si intraprenderà una battaglia pro Saddam? Eppure lo faremo, ci chiameremo tolleranti, ed abiureremo la pena di morte, dopo aver permesso guantanamo ed abu graib, dopo aver invaso l'iraq, dopo che ogni giorno si va a braccetto con gli Usa ed i russi, si tratta colla Cina, la peggior fucina di pene capitali, si parteggia per israele, e si stigmatizza anche solo il dialogo con ezbollah.
Ognuno la pensi come vuole, ma io vorrei invece fare un parallelismo con l'apertura della scuola islamica di Milano, altro evento molto trattato, e se ne può discutere fin che si vuole, ma gli islamici in Italia sono tanti, esistono scuole svizzere, americane, tedesche, giapponesi, ebraiche, trovate un motivo valido per cui un musulmano dovrebbe accettare che una scuola musulmana non debba esistere?
Ma soprattutto non convincete me, convicete loro!
Il nocciolo del problema sta tutto qui, nel convincere qualcuno che quello che gli viene imposto dall'alto sia giusto e rispettoso della sua identità!
Ci saranno associazioni che prenderanno per mano la causa di Saddam, tiranno e despota in patria sua, condannato grazie all'azione dei paesi di queste associazioni, per noi occidentali questo è esercizio di libertà, per un musulmano che magari nella guerra del golfo era pro Saddam, che ha visto il governo dei talebani afgani essere appoggiato dagli americani, che ha sentito pareri sui bombardamenti in sudan diversi dai nostri tg, che consideri le azioni militari in Iraq invasione, che solidarizza con il popolo palestinese, che odia ancestralmente Israele soprattutto quando missilizza il Libano che mette via i soldi per il viaggio alla Mecca, che si fa un c... così in un paese straniero senza l'appoggio di una famiglia come noi, che vede la degenerazione dei nostri costumi in tv, che sente parlare borghezio, la gardini e luxuria......
Ditelo a lui che la scuola islamica di Milano non deve esistere perchè noi siamo civili e coerenti, moralmente superiori, depositari di democrazia e rispetto reciproco!
Forse questo signore, di tanti problemi se ne fregherà altamente, fino a che non si andrà a manifestare davanti alla scuola di suo figlio! Ma l'istruzione non è un diritto? Ma l'autodeterminazione dei popoli non è un credo occidentale? Ditegli che l'islam ci fa paura, che è una religione di fanatici e terroristi e che abbiamo paura che si creino tanti piccoli kamikaze, che si insegni a fare le auto bomba in quelle pareti fatiscenti di via Ventura ( e non venitemi a dire che non abbiamo questa paura, fondata tra l'altro), ditegli che quello in cui lui crede è sbagliato perchè lo diciamo noi, non importa se abbiamo ragione o no, chiedete a lui che ne pensa!
Lui che magari la condanna a morte di Saddam l'approva, che magari non pratica il turismo sessuale in Tahilandia, lui che magari non ruba a nessuno e magari lavora in nero, lui che viene guardato con sospetto perchè parla una lingua strana, digiuna e prega...
Forse e so che ci sono insegnanti che scrivono qui, sarebbe il caso di chiedersi se integrazione non significhi scuola islamica, ma assolutamente dentro all'ordinamento scolastico italiano, con esami severi per verificare la preparazione degli alunni, evitare lo scontro per non alimentare odio e fanatismi, e nessuna ipocrisia, l'islam è mal tollerato perchè fa paura a noi occidentali, altrimenti ce ne faremmo un baffo, siamo seri, chiudendo loro una scuola, dimostriamo di avere paura delle idee!
Forse è anche questa una maniera di alimentare fanatismo ed odio per l'occidente, forse qualche egiziano ci capirà di meno, forse qualche facinoroso si lascerà catturare da ideali antioccidentali, forse stiamo creando un muro e non ce ne accorgiamo.